lunedì 27 novembre 2006

Io non trovo delle affinità in questo mondo
capaci da sole di unire
come nel gioco magico dello zucchero filato
le più disparate qualità umane
che vagano nello spazio.
Ne è prova l’ assurdo tentativo di avvicinare la mia sensibilità
al campo magnetico che reputavo confacente all’esperimento,:l’arte.

Da sempre considerata idolo indiscutibile della verità inventata,
capace di dare fede al mondo scopro sulla mia pelle
che anche l’artista è un colloide
che vaga per sé senza guardare fuori dall’oblò della sua nave.
Intento com’ero a vivere nel mio mondo non mi accorsi che la fuori migravano colonie di micromondi in cerca di contatto, di un segnale per gridare la voce dell’umanità fatta di attimi di dolore e disperazione di gioia e di speranza. Ma i linguaggi sono diversi e i gesti da soli non bastano. Troppi dei, come corvi in volo si sono nutriti della sensibilità umana.
I corpi restano senza memoria in luoghi inesplorati e nemmeno la morte renderà loro necessaria giustizia.
E l’amore?
Non è forse tutta qui la nostra unica forza?
Si ma l’amore è voler restare in balia dell’abbandono,
come nel sogno.
I gesti da soli non bastano per regalare al bambino che osserva
la magica forma di un dolce
se lui non riesce a vedere la danza
dei cristalli di zucchero
venire dal nulla. (metanodonte)

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